Descrizione
Confine storico dello stato pontificio il castello opposto a petruro torre del re La storia trecentesca di Ceppaloni si concentra nel 1316 non a caso, ma è il risultato della violenta crisi fiscale e militare che colpì l'enclave beneventana in quell'anno. Ceppaloni, in quanto Castrum strategico situato sulla frontiera tra il Regno angioino e il distretto beneventano, divenne il fulcro di operazioni giudiziarie, militari e finanziarie che hanno lasciato una traccia profonda negli archivi. L'abbondanza di carte per il 1316 è legata all'amministrazione del Rettore Arnaldus Brisaco, collettore pontificio che intensificò i sequestri per conto della Camera Apostolica e dei banchieri Bardi. Ceppaloni appare costantemente nei registri della Reverenda Camera Apostolica (AAV, Vol. 353) per i mandati di cattura contro i debitori e per la gestione forzata dei beni agricoli. È l'anno in cui si moltiplicano le Inquisitiones (inchieste) sui termini lapidei. Poiché le piene del fiume Sabato avevano alterato i confini, i notai della Mensa Arcivescovile di Benevento (ASBN) produssero numerosi verbali per stabilire se certi terreni e mulini appartenessero alla giurisdizione di Ceppaloni o a quella del Regno (Petruro e Chianche). Re Roberto d'Angiò potenziò le guarnigioni di confine proprio nel 1316. Nella Cancelleria Angioina (ASN) si trovano mandati specifici per sorvegliare il Castrum di Ceppaloni, visto come una minaccia o un bersaglio per il controllo della Valle del Sabato. Il rapporto con Petruro feudo degli Amalfitani Già il 27 dicembre del 1300, un documento fondamentale riguarda Guerriero de Ceppaloni, abitante in Benevento, viene citato in una causa per il mancato rispetto di un contratto d'affitto venticinquennale presso l'Abbazia di Montevergine. Poi c'è l'anno delle Rationes Decimarum di Pietro Sella, il 1328, in cui la parrocchia di San Nicola di Ceppaloni viene censita con estrema precisione per il pagamento delle tasse papali, fornendo dati preziosi sulla ricchezza del borgo. Infine c'è la Peste Nera del 1348, in cui le carte registrano bruscamente la crisi demografica e il crollo delle rendite feudali del castello. Ma il momento di massima esposizione documentaria e conflittualità resta il 1316, perché offre il materiale più ricco e variegato, essendo frontale ai casali di Montefusco, dove la frontiera dei regnicoli di Petruro è stabilmente nelle mani della famiglia di Giovanni Mentella, che ne aveva ricevuto l'investitura alla fine del XIII secolo (1289). Sotto il suo controllo, Petruro funge da centro di raccolta agricola per la Baronia di Montefusco, e i successori Matteo e Marino Mentella devono gestire le crescenti tensioni proprio con il Rettore di Benevento per il controllo dei pascoli lungo il fiume Sabato. Così quando il feudo passa alla potente famiglia dei D'Afflitto, nobili di origine amalfitana molto influenti presso la corte di Roberto d'Angiò che trasformano Petruro in un perno della difesa doganale angioina, anche quando Cubella (o Cobella) D'Afflitto sposa Nicola Francesco Calenda, portando il feudo in dote a quest'ultima famiglia. È in questo periodo che si moltiplicano le carte riguardanti il monitoraggio dei "fuoriusciti" beneventani che da Ceppaloni cercavano rifugio nel Regno. Un documento fondamentale per questo periodo è il censimento fiscale del 1328 (curato da Pietro Sella), che descrive la struttura parrocchiale del casale, con la sua chiesa (S. Bartolomeo) che comunque rientra nella sfera d'influenza della metropoli beneventana, fino alla morte di molti coloni per la peste del 1348 che lavoravano le terre di confine con Abellona. In questo cinquantennio, Petruro è il "bastione di Montefusco" sul Sabato che marca a vista i fatti di Ceppaloni. Ma mentre l'enclave di Benevento soffre le crisi finanziarie dei Bardi (come nel 1316), Petruro gode della protezione di Re Roberto, diventando un luogo di attrazione per chi vuole sfuggire alla morsa fiscale dei Rettori pontifi...
Dettagli
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-
Bascetta Arturo
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ABE
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-
-
2026
- In commercio dal:
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- EAN:
-
4 maggio 2026
-
166 p.
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ITA
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9788872973202