Descrizione
"Un Re catalano e il Papa di Valenza due rivali morti in quaranta giorni Cosa accade quando l'uomo più potente del Mediterraneo sente svanire il proprio polso giorno dopo giorno, mentre intorno alle mura della sua reggia i baroni spiano la sua camera e il Papa affila le armi del bando canonico? L'intreccio biografico, politico e istituzionale tra il sovrano d'Aragona Alfonso il Magnanimo e il giurista valenzano Alonso de Borja, asceso al soglio pontificio come papa Callisto III, costituisce uno dei nodi più complessi e rivelatori del Quattrocento europeo. La morte ravvicinata del Re di Napoli (27 giugno 1458) e del Pontefice (6 agosto 1458) alimentò fin da subito un fitto sottomondo di sospetti, dicerie e veri e propri misteri legati all'uso del veleno. Sedici anni occorsero al Magnanimo per reuniere i troni come Rex Utriusque Siciliae, stabilendo il cuore del suo dominio a Castelnuovo; poco più di un mese bastò per separarli nuovamente nel testamento. In un'epoca in cui la tossicologia scientifica non esisteva e la morte improvvisa di un leader politico deviava i destini delle nazioni, i cronisti e le spie milanesi faticavano a credere alla fatalità biologica. I principali enigmi e le interpretazioni storiografiche sui decessi di quell'estate si concentrarono anzitutto sulla figura di Alfonso. La versione ufficiale evocava una morte per malaria - la "calentura sorda e continua" citata negli Anales di Jerónimo Zurita. Tuttavia, a Napoli circolarono immediatamente voci opposte. Si disse che i baroni filofrancesi, d'intesa con gli emissari di Renato d'Angiò, avessero corrotto un medico o un servitore della camera reale per somministrare al sovrano una sostanza tossica a piccole doses. Tale espediente avrebbe spiegato la sua lunghissima e logorante agonia: una paralisi politica calcolata per mantenere il governo in un limbo sufficiente a permettere ai baroni di organizzare la futura rivolta. Sul piano psicologico, altri cronisti ritennero il Re stroncato dal crepacuore e dallo "sdegno", logorato dalle notizie sul tradimento strisciante della nobiltà e sull'ostilità feroce della Chiesa.A sua volta, il decesso di Callisto III viaggia sotto l'ombra dell'arsenico. Se per Alfonso i sospetti rimasero confinati alle voci di corridoio, per il Borgia il mistero fu ben più fitto, consumandosi nel pieno di una caldissima estate romana mentre la Curia si preparava a rivendicare il reame napoletano nel nome della Santa Sede. L'estate del 1458 rimase così impressa nella memoria collettiva come quella dei "decessi provvidenziali": una catena di morti talmente perfette per i destini del successore, Ferrante I, che la parola "veleno" divenne l'unica spiegazione logica per i contemporanei per giustificare il fulmineo cambio della guardia ai vertici d'Italia.Mentre i medici tentavano disperatamente di salvare il Magnanimo, a Roma la scomparsa del Papa scatenava una brutale caccia all'uomo contro la famiglia Borgia. La tesi del complotto sosteneva che il Pontefice fosse stato avvelenato per ordine diretto di Ferrante o tramite sicari assoldati dal duca di Milano, Francesco Sforza. La motivazione politica era evidente: Callisto III aveva appena dichiarato il Regno di Napoli devoluto alla Chiesa e ne pianificava l'invasione. La sua scomparsa fu talmente tempestiva per l'asse Milano-Napoli da spingere molti a credere all'uso del tossico. Sebbene gli storici moderni tendano a escludere il dolo, attribuendo il decesso alla gotta acuta combinata con la malaria estiva del Tevere - che aveva ridotto il Papa a letto con gli arti deformati dal gonfiore -, il quadro clinico rimase per secoli sovrapposto al sospetto politico. A rendere agosto più oscuro fu il mistero collaterale della fine di Pedro Luis Borgia, nipote del Papa e capitano generale della Chiesa, fuggito a Civitavecchia. Il giovane morì poche settimane dopo lo zio, nel settembre 1458, in circostanze mai chiarite nella fortezza laziale. Anche per lui si parlò insis..."
Dettagli
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26 settembre 2026
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160 p.
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ITA
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9788872975053