23/04/2026

La pi? piccola, al cinema il film tratto dal romanzo di Fatima Daas

Hafsia Herzi porta al cinema una storia di identità, fede e desiderio tratta dal libro pubblicato in Italia da Fandango.

Fatima ha diciassette anni, è la più piccola di tre sorelle e cresce in una famiglia musulmana, in un equilibrio delicato tra tradizione, desiderio e bisogno di definirsi. La più piccola arriva ora al cinema, tratto dall'omonimo romanzo autobiografico di Fatima Daas, pubblicato in Italia da Fandango, e affidato allo sguardo della regista e sceneggiatrice Hafsia Herzi, che racconta di aver incontrato il libro quasi per caso.

«La lettura è stata un colpo di fulmine immediato», racconta. A colpire la regista è stata soprattutto la protagonista, «un'eroina di origine maghrebina, musulmana praticante, che vive in periferia ed è attratta dalle donne». Per Herzi, il tratto più interessante del romanzo è la sua misura: «Il libro è piuttosto pudico nello stile e rispecchia la personalità riservata di Fatima Daas». Da qui la scelta di un adattamento non lineare, costruito per accenni e spostamenti, dove «molti sottotesti vanno intuiti» e «a volte una sola parola o una frase davano origine a un'intera scena».

La regista ha mantenuto un rapporto costante con l'autrice. «Era pur sempre la sua storia e tenevo a rispettarne l'esperienza, senza metterla da parte», racconta. Le versioni della sceneggiatura le sono state inviate più volte, così come fotografie e materiali utili al casting. Herzi ha anche fatto lavoro di documentazione sul campo, parlando con persone LGBTQI+ e approfondendo il tema dell'asma con medici specialisti. «Il mio obiettivo era comprendere al massimo le problematiche, confrontandomi con chi le vive».

Il film insiste molto sul non detto e sugli sguardi. «Il libro è poco dialogato, quindi dovevo trovare il suo tono, le sue parole, la sua voce, senza tradirla», osserva Herzi. «Non volevo che fosse troppo loquace: tutto doveva passare dagli sguardi, dall'ascolto, come una spugna che assorbe il mondo». Anche il realismo nasce da qui, da una costruzione accurata ma discreta: «Ciò che mi anima nella regia è la ricerca della verità attraverso i piccoli momenti della vita». La protagonista vive una frattura profonda. «È una giovane donna che sta male interiormente», dice Herzi. «Prova un forte senso di colpa nei confronti della religione, della famiglia e di sé stessa». La sua è una dualità continua, «a disagio con la propria omosessualità ma allo stesso tempo desiderosa di viverla pienamente».

L'omosessualità resta un tema sensibile, e Herzi non lo nasconde. «Assolutamente sì», risponde quando le viene chiesto se si tratti di un tabù. Durante i casting, racconta di essersi confrontata con storie di giovani che hanno rafforzato la sua determinazione: «Tutte le ragazze e tutti i ragazzi che vivono ciò che sta vivendo Fatima potranno identificarsi con lei. Di fronte a tanta ingiustizia, dovevo farlo». Da questa urgenza nasce un film pensato anche per un pubblico giovane che vive esperienze simili e che, purtroppo, in Italia arriva in sala con il divieto ai minori di 14 anni. Una scelta che, secondo Fandango, che distribuisce il film, appare poco coerente con il modo in cui il racconto affronta il desiderio e la scoperta di sé, tanto da spingere la distribuzione a fare ricorso. Per Fandango, infatti, «il film affronta temi complessi e delicati attraverso uno sguardo sensibile, senza ricorrere a rappresentazioni esplicite, distinguendosi per la capacità di raccontare una storia intima e universale con misura e profondità».

Seguendo Fatima lungo un anno, La più piccola si apre al ritmo delle stagioni. Le ellissi, spiega Herzi, offrono «la libertà di proiezione per lo spettatore», e permettono al racconto di restare aperto, senza chiudere il percorso della protagonista. «Non volevo renderla una vittima», precisa la regista. «Ha una sua forza mentale. Fa le sue esperienze affrontando la vita e la sua sessualità con il coraggio necessario. È un percorso, certamente non facile, verso la luce».

Nadia Melliti, che interpreta Fatima, al suo primo ruolo al cinema, è stata scelta dopo un lungo casting. «Quando l'ho incontrata, sono rimasta colpita dall'emozione», racconta Herzi. «Mi ha parlato un po', in particolare dei suoi studi, e uscendo dalla stanza, di spalle, ho capito che sarebbe stata lei. Come una sorta di colpo di fulmine artistico». Da lì, il film ha trovato il suo volto.

Libro e film, in qualche modo, si completano: il romanzo vi aspetta già in libreria, il film è appena arrivato al cinema.

La copertina della nuova edizione del libro


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